Manassero Matteo

Classe ’93, Matteo Manassero ad oggi è uno dei più giovani golfisti professionisti ad aver già vinto l’European Tour. È presso il Golf Club Villafranca che il piccolo Matteo inizia a muovere i primi passi nel gioco del golf ed è qui che passerà la maggior parte del suo tempo tra gare ed allenamenti sin da bambino.

golfisti italiani: matteo manassero

Chi è Matteo Manassero?

Infatti, sebbene seguito già a partire dal ’98, ovvero all’età di cinque anni, da Franco Maestroni che bada alla sua formazione tecnico-atletica fino alla comparsa di Alberto Binaghi, Matteo non perde né l’interesse né tantomeno la passione per uno sport ancora poco considerato nel nostro paese. Dimostra anche pubblicamente quanto sia forte e profonda la sua passione per il golf nel 2009, quando a soli sedici anni vince il British Amateur Championship, una competizione per dilettanti. Questa vittoria non solo gli fa aggiudicare il titolo di più giovane golfista dilettante, ma gli garantisce anche l’invito ad altre due importanti competizioni, ovvero l’Open Championship e il Masters. È proprio durante queste due gare internazionali che Matteo inizia a ricevere importanti riconoscimenti in quanto futura promessa del golf: durante l’Open riesce a conquistare il tredicesimo posto a pari merito con Francesco Molinari, altro grande golfista italiano, che gli vale la Silver Medal come migliore dilettante in gara. Al Masters del 2010, invece, conferma ulteriormente il suo innato talento regalando all’Italia e ai suoi fans una performance storica piazzandosi al trentaseiesimo posto come atleta più giovane di sempre e come il più giovane a passare il taglio.

 

Il giovane professionista Manassero

Da dilettante, Matteo passa a professionista proprio nel 2010, e sceglie di esordire come tale partecipando al BMW Italian Open, piazzandosi tra i primi trenta. Riesce a classificarsi secondo al Rolex Trophy e al terzo posto durante l’Omega European Masters. Le sue vittorie personali continuano alla grande per essere un talento così giovane: viene invitato a gareggiare nel BMW PGA Championship che si tiene a Wentworth, in Inghilterra, dove chiude diciassettesimo. La vittoria che consacra il suo record personale è però quella spagnola durante il Castellò Masters, che lo vede sul podio a soli diciassette anni risultando il più giovane atleta vincitore dell’European Tour, battendo il record di quello che è il suo idolo ovvero Severiano Ballesteros.

Nel novembre 2010 come riconoscimento per le sue vittorie, ritira il titolo di “Sir Henry Cotton Rookie of the Year” dell’European Tour, assegnato prima di lui a Nick Faldo, Sandy Lyle, José Maria Olazàbal, Tony Jacklin e Colin Montgomerie. Deve avergli portato fortuna questo riconoscimento dato che solo nell’aprile del 2011 si aggiudica la vittoria del suo secondo torneo, il Maybank Malaysian Open, che lo inserisce nella classifica dei Top 50 del Ranking Mondiale consacrandolo così nell’olimpo del golf mondiale. Dopo aver conquistato il secondo posto nell’Open di Andalucia Costa del Sol, il sesto durante il Trophée Hassan II e settimo al Maybank Malaysian Open, nel novembre 2012 realizza la sua terza vittoria in qualità di giocatore professionista aggiudicandosi il Barclays Singapore Open, quart’ultimo torneo stagionale in cui ha battuto ai play off il sudafricano Louis Oosthuizen: si conferma in questo modo come il primo giovanissimo a portarsi a casa ben tre trofei dell’European Tour e a firmae la nona vittoria per gli italiani. Vittoria che gli assicura la partecipazione all’European Tour fino al 2014.

 

Manassero oltre il golf

A oggi Matteo, insieme al suo collega Francesco Molinari, è senza alcun dubbio il secondo italiano più vincente della storia del golf.

Grazie alla sua figura e alle numerose e straordinarie vittorie, il successo di Manassero e di altri suoi colleghi golfisti internazionali quali Padraig Harrington, Suzann Pettersen e Michelle Wie, ha convinto il Comitato Olimpico Internazionale a rivalutare e riportare il golf all’interno delle Olimpiadi che sarà disciplina di gara a partire dall’edizione del 2016 che si terrà a Rio de Janeiro. Ciò dimostra quanto Matteo e gli altri giovani atleti che hanno intrapreso questa strada e che oggi gareggiano a livello agonistico mondiale in questa disciplina, rappresentino realmente il futuro del golf.

Ambasciatore della Seve Ballesteros Foundation, fondazione dedicata al suo mito, il golfista spagnolo morto nel 2011 per tumore al cervello, Matteo mira a eguagliare i risultati del suo idolo e a diventare il numero uno del Ranking Mondiale. Il suo è un modo di giocare frizzante ed emozionante, non smette mai di sorridere durante il gioco, segno che per lui il golf è prima di tutto una passione e poi una competizione, e ha uno stile di gioco molto rapido ed essenziale. Precisione nei colpi al green e strategia sono gli assi nella manica di Matteo, diventato ormai anche il primo atleta italiano a essere sponsorizzato dalla Rolex, oltre che da Kinder, Foot Joy, Scholtes e Dubai.

Su quale campo sta giocando ora…

Attualmente è impegnato a disputare il Maybank Maleysian Open e quest’anno il torneo presenta un parterre di presenze illustri davvero sensazionale: partecipano infatti Louis Oosthuizen, numero sei della classifica mondiale, Luke Donald, ovvero il numero tre, Charl Schwartzel e Thomas Aiken, rispettivamente vincitori dell’Alfred Dunhill Championship e dell’Avantha Masters, Simon Khan e Chris Wood, Bernd Wiesberger, Thomas Levet e Alvaro Quiros, Rafael Cabrera bello e Pablo Larrazabal. Matteo non rappresenta da solo l’Italia, ma con lui ci saranno in campo anche Edoardo Molinari e Lorenza Cagli.

Nonostante in Italia il golf sia uno sport per pochi e per veri grandi amatori, Matteo è stato capace grazie al suo talento, di creare un interesse italiano verso la disciplina tanto da attirare solo nell’ultimo anno centomila tesserati e ha provocato l’espansione dei campi-pratica in tutto il paese. È come se all’improvviso fosse scoppiata la “golfmania” e tutto grazie a un ragazzo di quasi vent’anni.

La sacca del golfista

Ogni campione degno di questo nome però, non può avvalersi solo del proprio talento ma deve metterlo in pratica attraverso gli strumenti di cui lo sport dispone. Nel caso del golf, i professionisti imparano partita dopo partita e campo dopo campo a selezionare e a disporre una propria sacca in cui riporre i loro personali ‘strumenti del mestiere’, che diventano compagni insostituibili durante la carriera. Anche Matteo ha delle proprie preferenze per quanto riguarda le palline da usare e le mazze da portare regolarmente a ogni torneo e di seguito forniamo una piccola e schematica lista di quelle che attualmente sono i ‘pezzi da novanta’ di Manassero:

Palla: Titleist Pro V1

Driver: Titleist 913 D2 8.5, corone in posizione D1 (Project X Graphite Tour Issue 6A4)

Legno 3: Titleist 910F 13.5, corone in posizione B1 (Project X Graphite Tour Issue 7A3)

Ibrido: Titleist 909H 17.0 (Project X Graphite Tour Issue HC1)

Ibrido: Titleist 910H 20.0, corone in posizione A1 ( Project X Graphite Tour Issue HC1)

Ferri (dal 4 al PW): Titleist AP2  Forged 712 Irons

Wedge: Titleist Vokey Design Spin Milled 52/08 (Project X Rifle)

Wedge: Titleist Vokey Design Spin Milled TVD58, M Grind (Dynamic Gold Spinner)

Putter: Scotty Cameron Newport 2 Timeless GSS

Lo swing

Come tutti i golfisti che si rispettino, Matteo, nonostante la giovane età, padroneggia già una sua personale tecnica per mandare in buca la palla. Sebbene la sua formazione atletica e tecnica sia costantemente in divenire data la giovane età, Alberto Binaghi, il suo coach, ha sottolineato come il giovane fosse già a 16-17 anni il giocatore più dritto mai visto prima all’European Tour: riusciva, infatti, a centrare sempre il fairway e il centro del green, eppure il suo swing non gli permetteva di coprire una distanza sufficiente. Lo stesso Matteo infatti ha ammesso che, per avere almeno una chance di vittoria su qualunque campo giocasse, era costretto a mandare la pallina più in alto. La precisione del colpo derivava dal fatto che riuscisse a muovere il bastone leggermente all’interno nel backswing e un po’ più all’esterno nella discesa, e questo tipo di movimento gli permetteva di produrre un colpo più solido e regolare, riuscendo a mantenere per più tempo la faccia del bastone perpendicolare alla meta. Si trattava però di un tipo di swing più veloce rispetto all’attuale, su cui Matteo continua costantemente a lavorare. Infatti, grazie alle indicazioni del suo allenatore Binaghi, Manassero sta lavorando a un tipo di swing che gli permetta di poter sfruttare al meglio il suo fisico: ora dedica molto più tempo agli allenamenti così da poter conferire più potenza al colpo e quindi alla pallina. Nel suo swing ruota il corpo trattenendo i fianchi, mentre le spalle si girano completamente all’indietro. Sposta il suo peso tutto sul lato sinistro per far ruotare la parte inferiore in modo aggressivo verso l’obiettivo. Mani, polsi e avambracci ruotano velocemente in senso antiorario e determinano un ritardo del bastone e ciò permette a Matteo di ottenere un tipico movimento di potenza, che gli ha fatto guadagnare un bastone e 15 metri con il driver.

Nessuna risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *