Golfisti storici: Jim Flick

Nel novembre del 2012, è venuto a mancare all’età di 82 anni, Jim Flick, uno dei golfisti professionisti e insegnanti di golf più acclamati al mondo. Molti i suoi allievi famosi e ampio il suo impegno nel settore. Certamente, Flick ha lasciato la sua impronta nell’universo del golf, ed è rimasto nel ricordo di tutti i suoi studenti e colleghi.

golfisti famosi: Jim Flick

Chi era Jim Flick

Jim Flick era un golfista professionista, che ha riscosso i maggiori successi nell’ambito dell’insegnamento della disciplina; nel 1998, ad esempio, è stato premiato dalla PGA come migliore maestro di golf dell’anno, mentre nel 2011, è stato accolto nella PGA Golf Professional Hall of Fame. A lui si deve lo sviluppo delle Golf Digest Schools, di cui è stato il direttore della prima edizione italiana del 1988. Flick ha insegnato in oltre 23 paesi e diretto programmi come l’ESPN Golf Schools. Inoltre, è stato il direttore didattico del circolo Desert Mountain per vent’anni e ha scritto ben cinque libri. Nato nell’Indiana nel 1930, per la precisione a Bedford, Jim Flick ha iniziato a giocare a golf all’età di dieci anni; nel 1952, dopo la laurea, è diventato un professionista, ma ben presto si è reso conto che la sua strada era l’insegnamento. Scelta vincente che gli ha fatto riscuotere un certo successo, nonché una serie di premi; la rivista Golf World, ad esempio, l’ha inserito tra i primi dieci migliori maestri di golf del ventesimo secolo. La sua vita è stata stroncata da un cancro al pancreas all’età di 82 anni; Flick è morto nella sua casa di Carlsbad in California, lasciando la moglie e i cinque figli. Poco prima di morire, aveva dichiarato, in una delle sue ultime interviste, che temeva che troppi giocatori mirassero a ottenere lo swing perfetto, ribadendo che secondo lui il golf era arte e non solo tecnica.

In 50 anni di attività, Flick ha avuto come allievi alcuni dei maggiori giocatori, come John Lehman e Jack Niklaus, che lo ricordano commossi.

Il ricordo di colleghi e allievi golfisti

L’allievo principale di Flick è stato Jack Niklaus, con cui ha collaborato per diversi progetti e sul quale ha scritto un libro. I primi incontri tra i due golfisti risalgono a quando Niklaus, allora ventenne, era ancora un dilettante, negli anni 50/60; ma è stato solo più tardi che il rapporto tra i due si è consolidato, al punto che Jack Niklaus considera Flick uno dei personaggi più influenti della sua vita, non solo della sua carriera. Questo momento di svolta è stato la morte dello storico insegnante di Niklaus, avvenuta nel 1989, quando il golfista aveva cinquant’anni; fu così che il cinquantenne Jack scelse Jim Flick come suo nuovo mentore, in quanto in grado di capire e seguire il suo gioco. L’occasione si presentò quando Niklaus si stava preparando per il torneo The Tradition, al campo di Desert Mountain; l’incontro avvenne mentre il giocatore stava vivendo un breve momento di sconforto in merito al suo gioco; Flick stava passando per caso di lì e si offrì di aiutarlo, conoscendo il suo gioco e le modalità di insegnamento del suo vecchio maestro, Jack Grout. In soli 10 minuti, Flick riuscì a mostrare al suo nuovo allievo cosa non andava nel suo gioco. Da quel momento, Flick rimase il maestro di Niklaus per i suoi ultimi 15 anni di carriera. Per Jack Niklaus, dunque, il compianto Jim non era solo un insegnante, ma anche un amico. Durante gli anni di amicizia, i due hanno collaborato insieme nel progetto Niklaus/Flick Golf Schools, uno dei tanti programmi didattici promossi dal maestro. Tanto affetto e stima arrivano anche da altri golfisti, come Tom Lehman, secondo cui Flick non migliorava solo il gioco dei propri allievi, ma anche il loro carattere. Per Chuck Cook, Jim era il migliore maestro di golf e aveva molto da insegnare anche ai suoi colleghi. Ancora oggi, poi, lo ricorda con affetto Arnold Palmer, suo collega di gioco all’università; l’amicizia tra i due è durata fino alla morte di Flick. Secondo Bob Toski, Jim Flick era uno dei maggiori esponenti dell’insegnamento moderno, perché insegnava ai suoi allievi a usare la testa del bastone e non l’impugnatura. Mark King della Taylormade lo scelse come testimonial del suo marchio, in quanto era considerato il più grande ambasciatore del golf nel mondo.

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