Golf: regole, colpi e giochi

Il golf, contrariamente alla maggior parte dei giochi con palla, non necessita di un campo dalle dimensioni prestabilite. Generalmente forma e dimensioni dello stesso sono affidate al gusto di chi lo progetta, anche se generalmente contiene 9 o 18 buche. Il regolamento di gioco può risultare complesso, soprattutto perché comprende diverse varianti che possono influenzare la giocata (condizioni ambientali, forma del campo, ecc.).

Regole del golf

Regole fondamentali del golf

Il regolamento del golf viene aggiornato dagli enti preposti con scadenza quadriennale. Ulteriore aggravante è il fatto che ogni giocatore è arbitro di se stesso, per cui tutto è affidato alla propria correttezza. In previsione ad eventuali situazioni che possono essere sfruttate a proprio vantaggio, possono essere assegnati degli “Handicap”.

Se durante una competizione ufficiale di golf dovessero verificarsi casi particolari, un giudizio al di sopra delle parti viene dato da commissioni appositamente istituite. Vi sono regole che, per sveltire il gioco, prevedono l’inserimento di palle provvisorie da utilizzare nel caso di smarrimento della pallina principale.

Per scoraggiare le scorrettezze, sono previste norme che disciplinano le mazze di gioco. Benché le tecnologie avanzino sempre più, il regolamento impone precise limitazioni per far sì che taluni giocatori risultino avvantaggiati particolarmente da strumentazioni migliori.

Il gioco del golf comincia colpendo la pallina (posta sopra ad un Tee, supporto metallico) da un punto predeterminato. La pallina può essere colpita una sola volta, e mai se è ancora in movimento. Solo dopo che essa si sarà posata definitivamente si può procedere a seconda battuta.

Se finisce fuori campo, in una buca o in acqua, o se viene persa di vista il giocatore riceve una penalità e dovrà continuare con una pallina sostitutiva (si agisce diversamente solo in casi esplicitamente previsti dal regolamento).

Colpo di partenza

Il colpo di partenza, che segna l’inizio del gioco, è molto importante e implica la prima scelta strategica della partita. Infatti, generamente, in un normale campo da 18 buche, sono almeno 9 quelle che richiedono una scelta obbligata tra potenza e precisione. Nel pimo caso, ovviamente, il golfista sceglie un drive, che come già accennato sopra, è il modo comune di definire il legno 1.

Purtroppo, oltre ad essere la mazza più potente, è anche quella più difficile da usare, tant’è che molti buoni golfisti preferiscono rinunciarvi. In genere, nell’impatto tra pallina e testa, a quest’ultima viene impressa una velocità che supera i 150 km/h; è ovvio, quindi, che è difficile ottenere una perfetta ortogonalità tra la faccia del legno e la linea di tiro. Basta solo un’incongruenza di appena 1° perchè il lancio venga direzionato verso ostacoli come laghi, boschi o altro.

E’ qui, soprattutto, che diventano indispensabili le doti atletiche di un giocatore di golf; infatti, una buona preparazione fisica è necessaria alla buona esecuzione tecnica di uno swing. Per quanto detto sopra, risulta evidente che la scelta tra un drive e un’altra mazza non è così immediata. Inoltre bisogna ricordare che un drive ben giocato facilita notevolmente il colpo successivo, più di ogni altra mazza. E poi, non bisogna mettere da parte la componente ludica della scelta: utilizzare un drive è più divertente che altri bastoni.

E’ proprio vero, nel golf sapere di aver fatto un buon lancio grazie alla sensazione di precisione e potenza che attraversa le braccia, il rumore incisivo dell’impatto, la vista della pallina che si alza in cielo, non è assolutamente cosa da poco. Sul tee è indispensabile saper mediare tra forza e accuratezza e la messa in pratica di questa abilità è una delle componenti più affascinanti del gioco del golf.

Naturalmente, acquisendo esperienza, nuovi fattori entrano in gioco nella scelta del tiro. Non basta solo determinare quale bastone sia più adatto al lancio per restare nel fairway, ma ci si concentra anche nel modo di giocare. Una volta assimilata la rotazione della pallina, può essere molto diverso giocare sul lato sinistro di una buca con rotazione verso destra a rientrare, o viceversa.

Maggiore è l’abbassamento dell’handicap, più impegnativo diventa trovare nuove strategie di gioco per guadagnare colpi al campo. Per esempio, si può scoprire che usare drive più corti in alcune buche per giocare come secondo colpo un colpo pieno può essere una scelta vincente; oppure, che che la visuale del green è più ampia dal lato sinistro piuttosto che da quello destro sul secondo colpo, anche se lanciare il drive sulla sinistra è più rischioso; ecc.

Gioco lungo

Il “gioco lungo” è la parte di una partita di golf più difficile da concludere. I giocatori che hanno padronanza di queto tipo di gioco si possono considerare buoni golfisti. I numeri ci dicono che un colpo non eseguito in linea si distanzia dal bersaglio quanto più è lontanano. A ciò si aggiunge il problema dei ferri lunghi, che hanno un loft particolarmente basso che fa sì che sia più difficile alzare in aria la palla.

Per questi motivi l’elenco di sbagli possibili nel gioco lungo è davvero numeroso.

Inoltre, non è detto che un colpo corretto vada nella direzione voluta. I campi da golf, ovvimente, per rendere più avvincente il gioco, sono costruiti in modo tale da proteggere il green, soprattutto dai colpi provenienti da lontano. Poi, l’avere un buon gioco lungo, non è solo sinonimo della buona esecuzione di un colpo su lunga distanza, cosa, questa, già davvero difficile.

L’abilità di un giocatore di golf consiste anche nel saper portare la pallina nel green anche da brutte posizioni ai fini del gioco, riuscendo a rimediare a errori, togliendo la pallina da un brutto rough con la potenza di un colpo, oltrepassando un ostacolo, lanciando nei pressi di un albero, regolando lo swing alle circostante e reinventanto continuamente il proprio gioco, in base alle necessità.

Nel gioco lungo, oltre al problema si eseguire un colpo tecnicamente perfetto, si aggiunge quello di scegliere la migliore strategia di gioco. L’utilizzo del drive è senza ombra di dubbio fondamentale, ma la vera strategia salta fuori durante il colpo al green. Scegliere una strategia piuttosto che un’altra determina la valutazione di diversi fattori in pochi secondi.

Innanzitutto, è indispensabile capire quale sia il ferro adatto per eseguire il colpo, riconoscendo i propri limiti e sapendo la distanza che si riesce a coprire, utilizzando ciascun ferro; secondariamente, bisogna valutare i diversi fattori ambientali che possono influenzare pesantemente la traiettoria della pallina: l’umidità e la temperatura dell’aria, il vento, la pioggia, le condizioni e la pendenza del terreno, sia nel punto da cui la pallina viene lanciata, al punto di impatto con il terreno.

Inoltre, scegliere un ferro, equivale anche a tenere conto del punto in cui gli ostacoli sono collocati rispetto alla bandiera, così, ad esempio, se un colpo viene lanciato fuori limite subito dietro al green, non si dovrebbe essere indotti ad abbandonare il ferro usato, ma, se si aggiungesse vento avverso e un ostacolo di sabbia di fronte al green, la scelta non sarebbe più così ovvia.

Difficilmente sbagliare un colpo comporta la necessità di segnare solamente un colpo in più sullo score; questo perchè, nella maggioranza dei casi, per correggere un colpo sbagliato è necessario eseguire altri due, tre, quattro, cinque o più colpi, con tutti i difetti sul gioco che ne conseguono.

Gli architetti, in genere, costruiscono un campo da golf in modo da lasciare la scelta al giocatore se eseguire un colpo rischioso ma redditizio, oppure, un colpo non richioso ma nemmeno redditizia. In base a questo principio le bandiere vengono piazzate di volta in volta.

Scegliere di rischiare in un momento sbagliato può determinare definitivamente l’andamento di una partita, altrimenti perfetta. Una volta deciso non resta che lanciare la palla con tutte le proprie forze, alzare gli occhi al cielo e guardare con emozione la pallina che vola.

Gioco corto

Il gioco corto è la parte delll’incontro di golf in cui il giocatore sfrutta o rovina quanto di buono ha fatto fino a quel punto, in modo da avvicinarsi con il minor numero possibile di colpi alla buca. Più ci si avvicina al green, più il gioco dipende da pochi centimetri, invece di metri o più. Un abile giocatore, per mandare la palla in buca quando è sotto i 100 metri dal green, non utilizza mai più di tre colpi.

Spesso, infatti, gli bastano uno o due colpi.

La grandezza del diametro di una buca da golf è di 10, 8 cm, cioè di poco più del doppio di quello di una pallina. Detto così, sembra impossibile riuscire a mandare la palla in buca, così come impossibile sembra giocare su un campo da calcio a biliardo, contando poi la pendenza. Il fascino di una buona parte di coloro che si avvicinano al gioco per la prima volta sta proprio nel constatare che, benchè apparentemente impossibile, l’impresa è possibile.

Come diceva qualcuno, “Si – può – fare!”, ma per riuscirci è indispensabile una grane bravuta e abilità. E’ sufficiente distrarsi un attimo per lasciare il doppio dei colpi indispensabili a percorrere centinaia di metri, in 30 metri. Naturalmente, è proprio intorno al green che sono diffeminati gli ostacoli più ostici. E’ qui che prevalgono alcune peculiarità meno importanti nel gioco lungo, quali sensibilità, tocco, fantasia, carattere ed esperienza.

Quest’ultima è indispensabile per capire perfettamente quanta forza bisogna imprimere alla pallina da golf per riuscire a coprire 32 metri, piuttosto che 38, per sapere quanto e come la pendenda del terreno influirà sulla rotazione della pallina, per decidere se eseguire un colpo alto e leggero o basso e potente, e per interpretare ogni condizione ambientale che, quando il gioco di fa avvicente, diventa particolarmente importante: come e quanto un rough particolarmente dura sarà causa della chiusura della faccia del bastone da un colpo a bordo green?

Oppure, quanto è importante considerare l’umidità della sabbia per far uscire la pallina da un bunker?

Sensibilità e tocco risultano necessari per maneggiare la pallina come un giocoliere, in base alle esigenze: ovviamente sono indispensabili nell’usare il putt, soprattutto sui green duri, su cui pochissima forza in più sposta la pallina per diversi metri da dove si voleva invece lanciare; sono indispensabili dal bunker, in cui è necessaria una certa forza perchè la pallina da golf venga sollevata dalla sabbia, ma non troppa perchè si sposti fuori dal green o troppo poca perchè resti nel bunker; sono indispensabili in ogni colpo d’approccio.

Esperienza, fantasia e intuito sono utili sia per prevedere l’andamento della palla su terreni di diverse pendenza verso la buca, sia per inventare colpi, sempre diversi, spesso anche poco consoni, per attraversare anche strade che sembrano chiuse.

Ovviamente, poi, sono il fattore psicologico e il carattere che influenzano in buona parte la riuscita di una partita di golf. Esite una personale etica di gioco che fa un po’ da “spada di Damocle” sulle teste dei giocatori: ad esempio, è categorico giocare meno di tre putt su un singolo green; oppure finire la buca dalla breve distanza in meno di tre colpi. Rendersi conto degli errori che si possono commettere sbagliando putt o approccio può rischiare di far irrigidire il giocatore, determinando esisti disastrosi.

Quando un golfista inizia a sbagliare subentra il fattore psicologico che determina una spirale senza ritorno in cui è la perdita di fiducia in se stesso a fare da padrona, determinando esiti sempre peggiori. L’errore più diffuso sui campi da golf è quello di eseguire putt sbagliati da un metro, a causa delle più assurde crisi di panico.

Quando si comincia a riflettere sugli errori possibili, ecco che ci si preclude la possibilità di vincere. Di contro, un giocatore convinto del proprio lancio, nella maggioranza dei casi imbuca.

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